Maestri
Note biografiche di Swami Ramaswarupananda :
Insegnante spirituale Swami Ramaswarupananda si è formato allo Sivananda Ashram di Rishikesh (India) fondato da Swami Sivananda e per 30 anni ha servito il suo maestro, Swami Chidananda, ( attuale presidente della DLS e successore di Swami Sivananda ).
Swami Ramaswarupananda oggi vive sulle rive del Gange in un piccolo kutir sull’ Himalaya, tuttavia per gran parte dell’anno viaggia tenendo conferenze in tutto il mondo, diffondendo il messaggio dello Yoga e del Vedanta.
Grande conoscitore della Gita e dello Yoga Vasishta nella più genuina tradizione vedantica, Swami Ramaswarupananda è inoltre un esperto insegnante di tecniche Yoga specialmente Pranayama, Mantra, Meditazione.
La realizzazione della propria divinità, intesa come realizzazione del proprio Sé, costituisce il fine ultimo dello Yoga. Nell’undicesimo capitolo della Bhagavadgita, Arjuna utilizza il suo occhio divino (divyachaksu) per contemplare entrambi gli aspetti (benigno e terrifico) del Grande Potere Cosmico in tutta la sua manifestazione dinamica. Da un lato vede un Essere Glorioso, dall’altro vede simultaneamente l’aspetto complementare, terrificante, che tutto consuma e tutto distrugge, con un fiume di esseri viventi che cade nelle sue fauci per essere consumato e scomparire. Con la stessa costanza con cui la vita emerge, la morte consuma la vita. Allo stesso modo la vita può essere un processo creativo che in ogni momento ci dona qualcosa, innalzandoci, arricchendoci, e può divenire un progresso costante e continuo verso la Meta Suprema, la realizzazione di un più grande ideale.
Ma se non è così, la vita usa e consuma l’individuo. Egli è per così dire trascinato via precipitosamente lungo il fiume, spinto qua e là: molto spesso se ne lamenta, talvolta pensa di essere perfettamente in grado di controllare la situazione. Questo è il mistero di Maya. Questo è ciò che viene chiamato Kartritva abhimana, l’ego di chi pensa di fare, di essere cioè colui che agisce. Lasciamo quindi risuonare dentro di noi l’ideale upanishadico: "Uttishthata jagrata, prapiya varan nibhodata" (alzati, svegliati, avendo raggiunto il Saggio, ottieni l’illuminazione!). Allora ogni momento e movimento della nostra vita saranno una costante risposta al richiamo upanishadico facendo di noi dei veri ricercatori in cammino sul sentiero dello Yoga.
Menu di sezione: